ed eccomi qui, senza lavoro. di nuovo.
dopo tre anni tondi siamo arrivati a un dunque insostenibile.
la vita è proprio tutto un passaggio.
ho provato ad esporre per una volta le mie ragioni sul come e per quanto tempo e denaro mi tocca lavorare, e mi ritrovo a spasso.
"se no si chiude" mi dicono "tu sei pagata bene per quello che fai!".
col cazzo.
no, quello non c'entra proprio, come il fatto che fossi pagata bene io.
la gente ha sempre da volere.
si inizia che è tutto un grazie, prego, ma si figuri, come son contenta che lavoriamo insieme.
alla fine tutto va in merda.
i rapporti umani non devono essere eterni, ma un po' più solidi?
cioè, non ci vuole molto ad ammettere che mi pagavano un cazzo e che quasi quasi spendevo più soldi io in materiale, baby sitter e roba del computer..
non ci vuole molto, davvero.
ma siccome "hai bisogno", il lavoro è un regalo se te lo danno.
allora mi sono proprio stufata, ho lasciato perdere i grazie, scusi, ma prego faccia pure, e gli ho detto appena una parte di quello che penso.
che il più mi viene in mente sempre dopo, sono una che litiga da sola il giorno successivo, in macchina, o sul divano, mi vengono in mente le cose che ho mandato giù "per amicizia".
allora è amicizia?
cioè, io lavoro per te in amicizia, pacche sulle spalle, e tu mi sfrutti amichevolmente.
col cazzo.
e ci risiamo, dev'essere un problema urgente.
e sinceramente mi dispiace, mi mancherà parlare con altra gente, fare cose al computer divertenti e anche delle belle rotture di coglioni a volte!
ma non posso tornare indietro.
assolutamente no.
dopo che mi hanno detto "per quello che fai il tuo compenso è più che onorevole".
forse intendeva una puttanata, come il governo di adesso, visto che niente è più serio e persino chi dà lavoro a momenti lo devi pagare tu!
e vaffanculo, come al solito, a chiusura di questa schifosa usura.
cosa c'entro io con una precaria che lavora nella scuola privata?
c'entra, c'entra, son tante le storie che s'intrecciano.
e la parola d'ordine è "privato".
e "lavoro per denaro, non esclusivamente perché nobilita"
e questo non piace.